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lunedì 12 gennaio 2026

LA LOTTA ALLA GUERRA E' PRIVA DI PROSPETTIVE 
SE NON E' FUNZIONALE ALLA LOTTA ANTIMPERIALISTA E ANTICAPITALISTA 


 

I. 

In coda a un intervento in cui celebra l'elezione del progressista Zorhan Mamdani a sindaco di New York, Bernie Sanders attacca Trump, ma "sporca" le proprie critiche al bullo liberal fascista e ai pretoriani del MAGA con dichiarazioni che, di fatto, legittimano gli Stati Uniti come Paese democratico a fronte delle "dittature" che si oppongono all'imperialismo Usa.


Qualche anno fa, durante la campagna per la nomination che lo opponeva a Hillary Clinton, a Sanders scappò detta la verità: il sistema politico statunitense, denunciò, è "truccato", nel senso che, pur mantenendo le procedure formali di un sistema democratico - attributo discutibile, ove si considerino fattori quali il sistema delle iscrizioni alle liste elettorali, che esclude larghi strati di lavoratori di colore (non solo immigrati), il sistema dei "grandi elettori", che disinnesca la possibilità di una rappresentanza proporzionale, i costi proibitivi delle campagne elettorali, che garantiscono l'accesso alle istituzioni rappresentative solo a ricchi e super ricchi, ecc.), si è da tempo convertito in un regime oligarchico che esprime gli interessi esclusivi delle élite dominanti. 


Gli è bastata l'elezione di Mamdani, per dimenticare questa verità e tornare a coltivare l'illusione che sia possibile rovesciare la dittatura dell'alta finanza e delle cosche criminali del deep state, che continuano ad assassinare impunemente neri e militanti di sinistra (Minneapolis è l'ultimo esempio), con qualche risultato elettorale a livello locale (ancorché di peso, come quello di New York). Con ciò non intendo negare l'importanza politica di risultati del genere, bensì far presente che, in assenza di uno sconvolgimento radicale (a suo tempo, lo stesso Sanders ebbe il coraggio di parlare di rivoluzione), simili eventi non scalfiscono il dominio della macchina del potere a stelle e strisce che, per dirla con Gramsci, ha rimpiazzato l'egemonia con il dominio. 


Questa sostituzione del dominio all'egemonia è ancora più evidente sul piano della politica estera del Moloch yankee. Ed è perciò che l'inciampo di Sanders nella seconda parte del suo intervento, dedicata appunto a tale tema, è ancora più imbarazzante. Anni fa (risalendo ancora più indietro delle sue sfortunate partecipazioni alle primarie democratiche) il nostro si lasciò scappare - peccato più grave della denuncia dei "trucchi" che falsificano il sistema elettorale Usa - alcune considerazioni positive sul regime socialista cubano. Apriti cielo: dovette fare fulmineamente marcia indietro ed evidentemente si ricorda molto bene della lezione. Infatti, dopo avere denunciato il disprezzo del diritto internazionale che Trump ha manifestato con la sua aggressione illegale al Venezuela, aggiunge che questa violazione non si giustifica nemmeno "contro un dittatore corrotto e brutale come Maduro" (sic). Proseguendo la requisitoria, scrive poi che "questa è l'orribile logica della forza che Putin ha usato per giustificare il suo brutale attacco all'Ucraina". 


A questo punto mi pare il caso di ribadire un paio cose:


1) Come ho scritto in un post pubblicato a botta calda dopo il blitz contro il Venezuela, Trump ha almeno un grande "merito": ha fatto piazza pulita di tutte le ipocrisie propagandistiche che cianciano di "diritto internazionale". Chi si professa si sinistra (anzi no, meglio antimperialista e anticapitalista, visto che essere di sinistra in Occidente non ha più alcuna relazione con questi due attributi) non ha il dovere di dire che il diritto internazionale "non esiste più", bensì che non è mai esistito, perché l'unico diritto riconosciuto dal mondo capitalista occidentale è il diritto del più forte. Sanders "non può" dirlo nemmeno se lo pensa perché, essendosi auto recluso nella gabbia Dem, non può ammettere che i vari Kennedy, Johnson, Carter, Clinton, Obama si sono macchiati degli stessi crimini di Trump, anche se li hanno ipocritamente ammantati con la missione di difendere i valori della libertà e della democrazia. 


2) Questa litania della brutale aggressione russa all'Ucraina non si può più sentire, a meno che la critica a Putin (che dal punto di vista delle procedure formali, sia detto per inciso, non è meno democratico dei regimi di Usa e Ue) non si accompagni all'ammissione: 1) della violazione della promessa Nato di non estendere i propri confini fino ad arrivare a ridosso di quelli russi; 2) del fatto che il golpe di estrema destra - appoggiato dai servizi occidentali - avvenuto a Kiev nel 2014 ha rovesciato un governo legittimo e instaurato un regime fascista che ha scatenato la guerra civile contro la popolazione russofona delle regioni orientali. 


II. 

In un articolo del 1915, Lenin scriveva: “Dal puto di vista delle condizioni economiche dell'imperialismo, ossia della spartizione del mondo da parte delle potenze coloniali “progredite” e “civili”, gli Stati Uniti d’Europa in regime capitalistico (sottolineatura mia) sarebbero impossibili o reazionari”. 


A quasi un secolo di distanza queste parole conservano tutta la loro attualità. Invece negli ultimi decenni sono state ignorate o rimosse, sia perché si pensava (vedi Negri e altri) che nel mondo unificato sotto l’impero americano non vi sarebbero più stati conflitti imperialistici (il termine stesso di imperialismo è stato progressivamente cancellato a partire dalla fine degli anni 70 del secolo scorso, allorché venne erroneamente data per conclusa l’era del dominio coloniale); sia perché fu presa sul serio – in barba ad ogni evidenza contraria - la narrazione borghese sull’Unione Europea come superamento dello stato nazione e quindi dei conflitti interstatuali. Viceversa proprio la nascita della Ue ha dimostrato, sia che gli Stati Uniti d’Europa in regime capitalistico sono impossibili (la Ue è tutto meno che un super stato federale), sia la natura strutturalmente reazionaria di quell’aborto di stato europeo che è appunto la Ue, una istituzione antidemocratica votata alla difesa degli interessi delle élite politiche ed economiche del Vecchio Continente a spese degli interessi delle classi popolari. 


Eppure a sinistra, e non solo da parte del PD e delle altre formazioni neo socialdemocratiche convertite al neoliberalismo, si continua a coltivare il mito di una possibile “democratizzazione” delle istituzioni di Bruxelles. Di più, ora che la fine della globalizzazione egemonizzata dagli Usa riapre il confitto globale, non solo fra l’Occidente collettivo e il resto del mondo (Russia, Cina, Brics e il Sud globale), ma anche all’interno dell’Occidente stesso, con un’Europa che, pur ridotta a periferia subalterna di Washington, si ritrova costretta a difendere alcune linee rosse per non venire cancellata del tutto dal novero delle potenze mondiali, alcuni baldi cavalieri della presunta democrazia europea vaneggiano di un’Europa capace di opporsi al “Patto anti-Ue fra Trump e Putin”: vedasi l’intervista rilasciata da Erri De Luca al “Fatto Quotidiano” del 12 gennaio. 


Preso atto dello spadroneggiare indisturbato di squadracce fascistoidi come l’Ice, il nostro non ne trae l’ovvia conseguenza del decesso (oggi ufficialmente certificato ma avvenuto da tempo) della democrazia Usa. Al contrario: parla di “esame di maturità” di quest’ultima e si dice convinto che supererà la prova della sua riduzione a tirannide. E aggiunge (ahimè) che di fronte alla sfida, l’Europa sta riuscendo a serrare le fila “con una nuova unità di intento con la Gran Bretagna nel sostegno all'Ucraina” (fantastico: ci ricompattiamo contro il fascismo Usa schierandoci con il fascismo ucraino!). Come faremo a sconfiggere Trump? L’Europa si è data una costituzione (!!??) che tiene a freno i nazionalismi, e persino la destra da noi al potere è europeista (evviva!), e l’Italia della Meloni, dopo qualche sbandata filo-Trump, “resta nei ranghi della compagine europea guidata da Francia e Germania” (due noti campioni della lotta antimperialista...).


***


Naturalmente possiamo limitarci a stendere un velo pietoso sugli sbandamenti ideologici di due vecchi militanti della sinistra radicale euroatlantica (c’è di peggio: non so se vi sia capitato di leggere certe dichiarazioni di un ex eroe del 68 come Cohn Bendit), ma il fatto è che purtroppo non si tratta di singoli casi, bensì di sintomi di una degenerazione ideologica irreversibile che richiama alla memoria l'adesione dei partiti della II Internazionale alla chiamata alle armi da parte delle rispettive potenze imperiali. Certo la storia non si ripete, ma può generare qualcosa di simile a certi eventi del passato: ieri erano le potenze europee in lotta fra loro, oggi è il blocco occidentale che, pur diviso al proprio interno, è ancora abbastanza gerarchicamente strutturato (checché ne dica o auspichi De Luca) per opporsi contro tutte le “dittature” in nome della “democrazia” (e naturalmente della “libertà”). Cari amici e compagni, la lotta alla guerra è tutt’altro affare: non la si può fare senza avere come obiettivo strategico – a medio-lunga distanza se non immediato – la sua trasformazione in lotta rivoluzionaria. 

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